L’importante è perdere di Nicola Roggero

Di Sara Sbaffi

Ma l’importante non era partecipare? De Coubertin ci insegnava così. Nicola Roggero invece titola provocatoriamente il suo libro “L’importante è perdere”, una raccolta di storie di uomini che non hanno vinto ma sono ugualmente riusciti ad ottenere un prestigio anche superiore alla vittoria e agli albi d’oro. Infatti il sottotitolo è “storie di chi ha vinto senza arrivare primo”, e basta uno sguardo rapido ai nomi dei protagonisti dei racconti per capire che non si rivolge agli sconfitti, almeno dal punto di vista umano piuttosto che tecnico.

Ci sono dei casi, nella storia dello sport, in cui si viene ricordati più per aver perso: come Dorando Pietri, raffigurato in copertina durante la maratona di Londra del 1908, a pochi metri dalla vittoria e a moltissimi dagli inseguitori fu sopraffatto dalla stanchezza e riuscì a terminare la gara solo con l’aiuto di alcuni giudici che lo sorressero, ma la squalifica non si fece attendere. Il nome di Dorando Pietri passò alla storia per il drammatico epilogo della sua gara, Roggero domanda provocatoriamente ai lettori: chi ricorda invece il nome del vincitore? Nessuno. Era Johnny Hayes uno sconosciuto americano, tutti invece hanno davanti agli occhi il drammatico arrivo di Pietri, vincitore morale della competizione. Si può vincere ed essere dimenticati o perdere ed essere consegnati alla storia dell’atletica leggera.
Sono venti storie, dallo sci al rugby, al calcio, al ciclismo, all’equitazione, con protagonisti che hanno qualcosa in comune: la motivazione e la voglia come filo conduttore del libro. Nicola Roggero, in modo leggero e scorrevole, racconta di uomini e storie prima che di risultati e numeri.
Avvenimenti che lasciano il segno al di là del loro valore sportivo, come Tommie Smith e John Carlos ai Giochi del Messico del 1968 che con il famoso pugno chiuso nel guanto nero per la protesta antirazziale, persero tutto, la carriera e la famiglia:

“Con la forza di chi quel pugno lo infila nel costato dell’America razzista”.

Lo sport che si lega alla vita sociale e civile, alla storia stessa delle nazioni. È il caso del Sudafrica di Nelson Mandela e Francois Pienaar, il rugby che sconfigge l’apartheid. Episodi che hanno contribuito a trasmettere valori come il rispetto di sé stessi e degli avversari, si può scegliere “se vincere da arroganti o perdere da gentiluomini”, per etica sportiva, ai mondiali di ciclismo su pista del 1973, quattro ciclisti inglesi rinunciarono all’oro in seguito all’assurdo incidente della squadra della Germania Ovest (causato da un fotografo troppo vicino alla pista) in netto vantaggio. Come ci insegna Roggero, il valore del risultato va commisurato allo spessore umano di chi l’ha raggiunto.

Edizioni Fbe
167 pagine | 14 euro

Leggi l’intervista a Nicola Roggero l’autore del libro “L’importante è perdere”
https://sportstory.it/2011/10/nicola-rogger-autore-del-libro-limportante-e-perdere/

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