“Portiere di riserva”, la storia di Alberto Maria Fontana

Di Fabiola Rieti “Portiere di riserva” racconta la storia di Alberto Maria detto “Jimmy” Fontana, ma non è il classico testo celebrativo volto a descrivere un bello del calcio, ricco e famoso con quel tanto di dannato che arricchisce la figura. Marco Mathieu non segue le regole del mix perfetto per vendere e trasformare il libro in un best seller, ma racconta il sogno di un ragazzino normale e la sua ambizione di diventare un calciatore, o meglio un portiere con il Torino nel cuore. “Da bambino mi piaceva buttarmi per terra. Forse era il segno di quella che amo chiamare la vocazione del portiere. Non calciatore, portiere. Perché giocare in porta è tutta un’altra storia” Emerge una sensibilità e un tatto tipico dell’osservatore, di chi è abituato a vedere il mondo dalla panchina, mentre gli altri corrono. Di chi vive l’angoscia della valigia pronta tra le squadre del calcio minore, quello dimenticato da tutti, dove chi prende lo stipendio vive alla stessa stregua di un impiegato. L’unica cosa che incita ad andare avanti è la speranza, quel gancio verso il sogno che porta a sperare che finalmente si aprano le porte giuste. “Sono un portiere di riserva, in qualche modo ho imparato ad interpretare questo ruolo, ad osservare, aspettare, capire, ambientarmi e tenermi pronto. A una chiamata che può anche non arrivare. Ma ho bisogno di una casa anch’io. Radici e storia, se possibile. Stabilità e non ragnatele” Un giocatore vive per giocare, l’adrenalina sul rettangolo di gioco si trasforma in vitamina e le possibilità sono molteplici tra i dieci giocatori che scendono in campo, ma non per il portiere di riserva che può entrare solo per infortunio del collega o per espulsione per fallo da ultimo uomo, che generalmente comporta anche la necessità di parare un rigore a freddo. Jimmy Fontana racconta tutto il suo percorso che, tra panchine e campo giocato, lo hanno portato in serie A ad indossare la maglia della sua squadra del cuore: il Toro. E’ un ragazzo sensibile, in alcuni tratti del libro addirittura filosofico. Le riflessioni partono dal calcio per sfociare nella vita comune, dalla politica alla religione, dalle storie di vita vissuta alle favole. In queste pagine sembra quasi che il calcio possa essere un contenitore della vita di tutti. “Accetto di essere riserva, ormai lo sento quasi come una missione, però lasciatemi un po’ di poesia, datemi uno spiraglio di verità. Sul campo. Fatemi sentire l’odore dell’erba. E fatemi provare a dimostrare quello che valgo” Eppure l’etichetta di riserva spesso non se la spiegano neanche gli addetti ai lavori, come succede al protagonista del libro quando Lidovieri, preparatore dei portieri del Torino, gli chiede: “Per me sei forte mi spieghi perché hai giocato così poco?”. Una domanda che spiazza, perché non ha risposta, casualità e fortuna sono le uniche ragioni che si possono trovare. “Non sono uno che vuole dare colpa alla sfortuna, tanto meno ai procuratori, succede semplicemente che le carriere si decidano in un attimo” Tra retroscena calcistici, episodi divertenti, momenti di difficoltà in cui si pensa di mollare tutto, l’unica certezza rimane la propria passione. Fontana oggi è il portiere di riserva del Novara, ha realizzato il sogno di giocare in serie A e ha aperto una scuola di calcio per preparare gli estremi difensori del domani. “Ho visto un bambino che si tuffava nel fango dove i suoi compagni evitavano di cadere. Allora gli ho chiesto perché lo facesse lui mi ha risposto: >” Talvolta i sogni dei bambini volano più bassi di quelli degli adulti.  

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