“Una vita su due ruote”, la storia di Alessandro Proni raccontata da sua sorella Debora

Di Alessandro Proni

Adattamento di Fabiola Rieti

Mio fratello ha iniziato a pedalare a tre anni vedendo mio padre e nostro fratello, con loro come esempi è stato facile ammalarsi di ciclismo, un vero amore a prima vista. A sei anni le prime gare e le prime soddisfazioni per lui e per noi che lo sostenevamo. E’ uno sport di sacrificio in cui ci si sente ripagati, solo se si è in pace con se stessi con la certezza di aver fatto tutto il possibile per dare il massimo, dall’allenamento all’alimentazione fino al riposo.
Il ciclismo gli ha dato tanto, gli ha insegnato ad essere uomo e il valore dei sacrifici, potrebbe fare tanti altri mestieri, ma la fatica della bici non può essere paragonata a nessun altro lavoro. E’ talmente grande che non si può raccontare, neanche per chi come me ha visto da spettatrice tutta la carriera di Alessandro.
In sella ha girato luoghi stupendi e posti più degradati, ma anche ambienti con paesaggi naturalistici mozzafiato che io ho visto solo in tv. Però mentre vedeva le meraviglie del mondo, era lontano da noi, dalla sua famiglia, per mesi interi. Una mancanza che si è fatta più forte quando sono nate le sue bimbe e quando sono così piccole è un attimo ritrovarle grandi e purtroppo il tempo non torna indietro.
Il tempo è una condanna per un ciclista, ma anche per chi è malato. Si lotta contro il tempo per raggiungere il traguardo della vittoria o della guarigione.
Io sono una sua fan e se lo vedo in tv mi emoziona molto. Quando mi sono ammalata lo incitavo, volevo lottasse anche lui come me, insieme lottare era più facile. Lui è un’ “Aquila” deve spiegare le ali per dimostrare il suo valore, ma tra le sfortune e altri eventi non è ancora riuscito a volare.
Purtroppo con la crisi economica, il ciclismo sta vivendo momenti non facili e per professionisti come mio fratello diventa sempre più difficile trovare un contratto e uno spazio dove lottare per vincere.
Durante la mia malattia ha smesso di correre, ma quando sono arrivata quassù ho visto che gli era scattata una molla dentro. Non voleva mollare senza aver stretto i denti alle prime difficoltà, pensando a me che per due anni e mezzo ho combattuto da leonessa contro la malattia. Una malattia che non ha avuto pietà della forza e del sostegno che tutta la famiglia, stretta attorno a me, mi ha dato.  Ora ha deciso di tornare in sella sta cercando un contratto per seguire la mia richiesta: spiegare le ali!
Io sono ancora qui a sostenerlo, proprio come quando mi ha donato il midollo, tutti pensavamo fosse la svolta per la guarigione. A livello sportivo non ha influito sul suo corpo e non lo ha debilitato. Dal punto di vista umano, invece, diceva: “Per la prima volta nella mia vita mi sono sentito indispensabile e di vero aiuto verso qualcuno e quel qualcuno è una persona per me speciale: mia sorella”.

Io ho lasciato le vesti terrene, ma so che Alessandro sta cercando di aiutare i più deboli, organizzando insieme ad un altro ragazzo una pedalata dal residence Chianelli fino a Fratta Todina dove c’è un centro, che si chiama Centro Speranza, per ragazzi meno fortunati. Questa iniziativa è rivolta a tutti, dal semplice amatore fino ad alcuni professionisti, prevede la sottoscrizione di cifra simbolica di 20 euro che saranno donati ai due centri. Tutto questo è ancora in fase di costruzione, ma con questo progetto non vogliono fare beneficenza solamente per la leucemia, ma aiutare anche altre realtà.
Io dall’alto vi guardo e vi proteggo… Vola Aquila!

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