Intervista a Claudia Corsini, la regina del pentathlon

Di Sara Sbaffi

Claudia Corsini, nata a Roma nel 1977, è la migliore rappresentante italiana di uno sport poco conosciuto nel nostro paese: il pentathlon moderno. Ha scalato le classifiche mondiali di questa disciplina passando quasi inosservata. Nell’agosto 2002 ha vinto a Budapest la finale di Coppa del mondo ed è stata la prima atleta di tutto lo sport italiano ad ottenere la carta olimpica per Atene 2004. Reclutata dalle Fiamme Azzurre nel 2004, in Grecia è stata in lotta fino alla fine per la medaglia olimpica, terminando poi al quarto posto per soli 20 punti, pari ai 5 secondi nella corsa che l’hanno separata dalla britannica Georgina Harland. Mentre l’impresa iridata Claudia Corsini l’ha compiuta a Varsavia nel 2005, è stata la prima azzurra a vincere un mondiale.

Come e quando hai cominciato ad avvicinarti al pentathlon moderno?

Al pentathlon moderno mi ci sono avvicinata per caso, avevo 11 anni e mezzo e facevo scuola nuoto, in una piscina del mio quartiere, dove veniva praticato anche il pentathlon moderno.  Finiti i corsi di scuola nuoto,  per il  periodo estivo, mia madre voleva iscrivere mia sorella al pentathlon, per farla muovere un po’. Io ero molto gelosa di mia sorella, quindi con un po’ di capricci riuscii a convincerla nel segnare anche me, fu amore a prima vista!

Qual è tra le cinque discipline quella che preferisci? Come si svolgono gli allenamenti?

Il pentathlon è uno sport molto completo e molto difficile da praticare, varia dalle discipline atletiche come il nuoto e la corsa, a quelle tecniche tiro, scherma  ed equitazione.  Io mi divertivo molto nella corsa e nell’equitazione in quanto si stava all’aria aperta, in più con l’equitazione  hai modo di stare a contatto con la natura e conoscere un animale bellissimo come il cavallo!!!  Mi allenavo tutto il giorno, dal lunedì al sabato, e qualche volta anche la domenica con le gare. Dividevo la giornata in due parti e praticavo dai 3 ai 4 sport al giorno, quasi sempre 2 la mattina, pausa pranzo e 1 o 2 il pomeriggio!! Una difficoltà nel praticare questo sport, sta nel continuo spostarsi da un impianto ad un altro, spesso con i propri mezzi nel traffico romano, per non parlare quando si è minorenni in quanto i miei impegni diventavano quelli dei miei genitori che mi dovevano accompagnare!

Hai iniziato questo sport da giovane. Senti che ti ha tolto qualcosa nell’età dell’adolescenza, rispetto ai tuoi coetanei, praticare una disciplina a livello agonistico che richiede molto impegno?

Ho iniziato il pentathlon  molto giovane. I primi anni sono stati quelli più impegnativi, in quanto mi dovevo gestire con la scuola. La mattina la sveglia era all’alba, mi preparavo la borsa che poi mettevo in macchina di mamma ( lei la portava in piscina), e il panino calorico che mangiavo a ricreazione, perché una volta uscita da scuola andavo direttamente in piscina dove alle 14:00 stavo già in acqua. Mi finivo di allenare alle 17:30 / 18:00 e poi tornavo a casa con tanto di borsa d’allenameto e di scuola, una volta casa piccola merenda e studio se no rischiavo di addormentarmi sui libri. Rispetto ai miei coetanei avevo meno tempo libero, quindi uscivo poco, ma la cosa non mi pesava perché venivo appagata dai risultati delle gare. Quando sono diventata un po’ più grandicella i sacrifici sono aumentati, le vacanze erano finite, le gare più importanti stavano in agosto, ciò significava allenarsi tutta l’estate e non andare in vacanza. Ma ripeto i risultati appagavano tutto il tempo speso ad allenarmi.

 Tra i risultati ottenuti qual è quello a cui sei più legata? Cosa significa per un atleta prendere parte ai giochi Olimpici come rappresentante dell’Italia?

Il mio risultato più importante è sicuramente la vittoria del mondiale nel 2005, vittoria che ho dedicato a mia madre! Nel 2004, 4 mesi prima dei giochi olimpici  mia madre è venuta a mancare dopo 5 mesi strazianti di malattia, io volevo portare la medaglia olimpica a casa e non ci sono riuscita per soli 5”…. È stata la sconfitta più grande, sapevo quanto lei era mia tifosa, quanto lei teneva a venirmi a vedere alle olimpiadi, e io avevo fallito! L’anno dopo   mi sono messa sotto nelle discipline per le quale avevo sbagliato il mio traguardo ( tiro e corsa),  e al mondiale di Varsavia sono arrivata 1° grazie  al tiro e alla corsa. Al traguardo ho tirato un bacio al cielo era tutto per mia mamma.

Ma oltre al mondiale, un’altra soddisfazione è stata quella di partecipare a due edizioni dei GIOCHI OLIMPICI Atene 2004 e Pechino 2008. Il sogno di ogni atleta  è di partecipare alle Olimpiadi, entrare nel villaggio olimpico è qualcosa di straordinario, io personalmente camminavo a 3 metri da terra, vedere atleti stranieri di tutte le discipline camminare come se niente fosse, magari quelle che vedevi in tv sfrecciare nei 100m piani o nuotare come razzi, calciatori, tennisti, pallavolisti, i giganti del basket, insomma condividevo tutto questo con loro. In più il gareggiare davanti tutte quelle persone , brividi, adrenalina, passione….. bellissimo!

Il pentathlon in Italia non è uno sport molto diffuso. Potresti spiegarne i motivi e dare qualche consiglio a chi voglia avvicinarsi a questa disciplina.

Ci sono molti fattori che ostacolano la pratica e la diffusione di questo sport nonostante sia bellissimo e completo. Il primo è il fattore economico, basti pensare alle varie attrezzature che bisogna avere ( divisa di scherma, equitazione, i costumi di nuoto, le scarpe da corsa, la pistola), i genitori dei giovani pentatleti a volte sono in difficoltà, sia per i materiali che per gli spostamenti, fino ad  arrivare ad alti livelli non si riesce a praticare uno sport del genere senza uno stipendio, quindi entrano in gioco i gruppi sportivi militari a dare una mano agli atleti, ma non tutti i ragazzi ci riescono quindi smettono! Un altro fattore è quello che è difficile da seguire la gara se non si è nel giro, si svolge tutto in una giornata a volte risulta pesante da seguire!!! In Italia il pentathlon moderno è uno sport minore, non si fa niente per promuoverlo ed è concentrato tutto nella capitale, dove o ti alleni in nazionale o sei fuori dai giochi, cosa che non succede negli altri paesi dove è quasi sport nazionale tipo calcio!

Per praticare questo sport , ci vuole la pazienza dei genitori quando si comincia a praticarlo, ma soprattutto tanta volontà e tanto impegno!!! Si inizia da piccoli con il nuoto e la corsa e mano a mano si aggiungono tiro, scherma e infine l’equitazione, poi una volta diventati pratici consiglio di capire bene se è il caso di continuare o magari specializzarsi in una sola delle 5 discipline (è stato fatto anche con buoni risultati)! I pentatleti sono un po’ pazzi e molto testardi ma una cosa li distingue sono molto ben organizzati e disciplinati.

 

 

 

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