“Sopra la panca” di Beppe Di Corrado

Di Fabiola Rieti

Gli allenatori sono diventati con il tempo i veri protagonisti del calcio, condannati ad essere il capro espiatorio di stagioni fallimentari, ma anche le vittime sacrificali sull’altare del business.
Beppe Di Corrado sceglie di “convocare” per la sua analisi calcistica 18 mister e ad ognuno dedica un capitolo. Per ogni mister c’è un aggettivo che li identifica e li caratterizza nella loro carriera, motivato da una serie di aneddoti ed episodi che lo giustificano.

Marcello Lippi, il vanitoso, era considerato da molti “troppo bello per diventare qualcuno nel calcio”. Eppure, in panchina, è riuscito a prendersi le sue rivincite prima con la Juventus e poi alla guida della Nazionale. In particolare il Mondiale 2006 è un successo  che lo renderà immortale per la forza con cui è riuscito a portare al trionfo un gruppo ferito dal caso calciopoli, che aveva investito anche la sua famiglia.  Una risposta con i fatti su cui nessuno può dubitare.

Invece il predestinato è Fabio Capello, anche se ha ricevuto molti soprannomi tra cui l’antipatico. Carattere ombroso, ha un solo obiettivo vincere e per raggiungere questa meta vorrebbe controllare tutto anche la vita privata dei suoi giocatori e le loro frequentazioni

“Le ragazze si avvicinano a loro perché i calciatori a 25 anni hanno già un conto miliardario in banca. (…) Sono tutte in serie. Aggiusta di qua, gonfia di là. Sono tutte intercambiabili, finte”

Divide con sapienza chirurgica il lavoro dalla vita privata, di cui si hanno pochissimi fotogrammi: l’amore per la moglie Laura e la passione per l’arte. Il visionario è Zdenek Zeman, motivato dalla sua filosofia diventata quasi un’ossessione per il bel calcio e per il modulo 4-3-3.

“Nel calcio vince il sistema e non la persona, perché se un giocatore si sente singolo ha sbagliato sport: doveva fare il pugile o il tennista”

L’inconfondibile ironia l’ha reso un personaggio simpatico ai puri del calcio, meno alle caste che il boemo ha sempre combattuto e che forse hanno ostacolato la sua opera d’arte sportiva. Tra i ritratti più interessanti c’è la personalità contraddittoria di Vujadin Boskov, telegrafico e misurato con la stampa e veemente con i suoi giocatori.
Tra gli altri si offrono alcune pagine anche al nuovo che avanza dallo spregiudicato Antonio Conte  al combattente Walter Zenga fino al colpevole Roberto Donadoni, per una possibilità che è stata per lui un cappio al collo. L’anno zero per le panchine europee, secondo molti,  però è segnato dall’avvento di Mourinho.

“E alla fine è arrivato lui che si crede inferiore soltanto al padre eterno”

La sua filosofia vincente l’ha portato sul tetto del mondo, senza avere alle spalle una carriera da calciatore ad alti livelli. Si è inserito nelle dinamiche del calcio business e le ha utilizzate per diventare il numero uno : lo Special One.
Beppe Di Corrado prova ad offrire un mosaico del calcio, facendo zapping  sulle panchine. Non cade mai nel banale, anche quando si parla di monumenti come Arrigo Sacchi o Alex Ferguson su cui si sono scritti fiumi di parole. Ai protagonisti viene regalata un’opportunità per riscattarsi e per mostrare un lato diverso, da quello imposto dagli eventi o dalla stampa.

Lo spiraglio di una nuova era viene dato nel post scriptum, che è dedicato all’allenatore che non c’è. Secondo l’autore il mondo del calcio aspetta ancora il ritorno di Roberto Baggio, che ancora non ha avuto o forse non ha voluto, cogliere l’occasione di vivere dall’altra parte. Lui ha vissuto un rapporto controverso con i suoi mister che spesso gli hanno fatto odiare la panchina. Nessuno riesce ad immaginare come sarebbe il Divin Codino alla guida di una squadra, magari potrebbe usare la stessa fantasia che aveva in campo, ma alcune certezze le pone Di Corrado:

“Chi non è catalogabile potrebbe essere solo nuovo, quindi quello che manca”.

“Football Rivalries. Derby e rivalità calcistiche in Europa” di Vincenzo Paliotto

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