Intervista a Pierluigi Pardo, il telecronista con la passione per i libri

Di Fabiola Rieti

La sua voce inconfondibile regala da anni emozioni ai tifosi di tutte le squadre, perché l’eleganza con cui racconta il calcio è da considerarsi una rarità in un mondo di urlatori. Pierluigi Pardo, telecronista e giornalista di Mediaset Premium, colpisce per il suo acume e la sua ironia che lo ha portato ad esplorare il mondo della letteratura sportiva e a scalare la testa delle classifiche con libri divenuti dei veri best seller. La sua cultura calcistica non si esaurisce dietro i dati di una cronaca, ma dà ottimi spunti di riflessione a tutti gli appassionati.

Il tuo esordio letterario è arrivato con Cassano nel libro “Dico Tutto”. Si è detto veramente tutto oppure è giunta l’ora di un seguito?

Sono successe altre cose e la malattia di quest’anno ha contribuito a cambiare ulteriormente gli eventi, però anche nel libro c’è tanta roba. Per me è stato un esercizio velocissimo, l’ho scritto in un mese. Lui è vero con i pregi e i difetti, quello che pensava mi diceva e non ho dovuto fare un grosso lavoro di rielaborazione.  Antonio ha una velocità di pensiero che lo rende brillante e divertente quando parla, per le altre biografie ho dovuto lavorare molto di più. Cassano è spontaneo e autoironico, forse grazie al libro è riuscito a fare, anche, un po’ di analisi sui suoi errori e sulle cose belle. In questo senso il libro gli è stato utile e terapeutico, perché è stato un modo per guardare dentro sé stesso.

Il Milan è la società ideale per il genio e la sregolatezza di Fantantonio?

E’ una società molto bene organizzata, che lo ha fatto sentire a casa, ma non ci sono regole. In fondo, il suo star bene, credo dipenda soprattutto da lui.

Dalla vita di un giovane dai piedi d’oro, sei passato ad un manuale di calcio scritto a quattro mani con Josè Altafini. E’ stata una sfida impegnativa cercare di raccontare la tecnica e la tattica senza cadere nel didascalico?

L’ho scritto per amicizia, perché Josè mi piace, aveva questa idea e volevo aiutarlo. E’ un libro misto con una parte di autobiografia e l’altra didattica arricchita dalle illustrazioni di un disegnatore, perché volevamo dare uno stampo un po’ vintage, recuperando, nell’epoca della Playstation, il fumetto. Josè è una persona di  una poesia innata incredibile, è rimasto bambino, non ha perso mai la delicatezza di tanti anni fa. Altafini è stato un giocatore importantissimo, oggi sarebbe un Rooney o un Ibrahimovic, ma è soprattutto un calciatore eccezionale di grande umanità.
Comunque ho un ricordo divertente di questa avventura, la parte più complicata è stata quella tecnica, ma in fondo è stata molto interessante per il mio bagaglio di giornalista sportivo.

Altafini: meglio come coautore o come co-commentatore in Pro Evolution Soccer?

Bene in tutti e due i casi, perché Josè è stato il primo che ha interpretato il lavoro della seconda voce conquistando un ruolo di un certo tipo. E’ ovvio che poi il calcio cambia e ci sono i giovani anche lì, ma la credibilità e la popolarità di Altafini è incredibile. Lui è stato un fuoriclasse dentro e fuori dal campo.

Con il triplete, arriva anche la biografia di uno dei protagonisti della stagione dell’Inter: Samuel Eto’o. Nel libro “I piedi in Italia e il cuore in Africa” ripercorri la sua carriera, rivelando anche una vena riflessiva e profonda del calciatore. Un lato che è quasi in contrasto con la velocità delle sue giocate… 

Ciò che colpisce è la differenza apparente nei mondi che ha dentro di sé: dalle periferie del Camerun alla vita da ricchissimo come stella dello star system. Questo contrasto rappresenta l’aspetto del personaggio più impressionante. Come spesso succede, quando riesci ad entrare in confidenza con un calciatore, poi trovi soprattutto l’uomo che ama il calcio ed è la cosa più bella. In fondo al netto delle Ferrari, del successo, della moda quello che ti rimane sono ragazzi che giocano a  pallone e che si esaltano parlando di calcio e pensando alla prossima coppa che vinceranno e al prossimo gol che metteranno a segno. Nel Libro di Eto’o, grazie al mix narrativo si sono mescolati momenti del suo passato con i successi vissuti negli anni vincenti dell’Inter. Gli spaccati che colpiscono di più sono certamente i suoi racconti in cui ci ha fatto respirare il profumo dell’Africa, un mondo diverso lontano dal nostro immaginario.

Mario Sconcerti nel suo libro “La differenza di Totti” giunge alla conclusione che i giocatori africani saranno l’evoluzione. Pensi che il calcio africano possa essere la nuova frontiera che modificherà alcuni tatticismi del nostro gioco?

Mi ricordo che dall’82 in poi si parla di Mondiali in cui ci sarà l’esplosione dell’Africa. Il Ghana è andato vicinissimo alla qualificazione alle semifinali, se avesse battuto l’Uruguay ai calci di rigore. Dal punto di vista atletico ci sono discipline in cui i neri hanno surclassato i bianchi. Il calcio, però non è solo velocità è un gioco complesso in cui si mescolano molte componenti, prettamente tattiche, dove conta la tradizione, la storia, la cultura calcistica di un popolo e questo manca un po’ agli africani. Quindi non possono dirmi completamente d’accordo, arriverà il loro momento, ma non so se tra 5 o 50 anni.

Spesso la letteratura sportiva viene considerata letteratura di serie B, invece potrebbe essere un veicolo di cultura popolare…

Non conta ciò che scrivi, ma come lo scrivi. Questo vale in assoluto, non si possono fare categorie, in cui si etichettano i giornalisti sportivi come poco preparati a prescindere. Dalla metà degli anni ’90 questo tipo di approccio è cambiato, ci sono correnti  legate allo sport e al calcio che si sono imposte, basti pensare al filone inglese con Nick Hornby e John King, che propongono libri veri, forti e strutturati sul tema calcistico. Il calcio fa parte della cultura di un popolo e la passione che tutto il mondo ha per questo gioco lega persone con idee completamente diverse. E ‘ una delle industrie in giro per il mondo che riesce a tamponare meglio la crisi. L’immagine del calcio nel mondo, anche se c’è la schifezza come la violenza e le scommesse, è universale ed ha una forza e una semplicità che lo rende unico.

Di quale calciatore ti piacerebbe raccontare la storia?

Ho letto il libro di Tony Adams, qualche tempo fa, ed è la storia che avrei voluto scrivere. In questo momento non ho intenzione di lavorare su altre biografie, comunque Balotelli, se farà un certo tipo di percorso, tra qualche anno  sarà interessante da raccontare.

In rete spopola il video che ti vede protagonista insieme a David Luiz, che era ubriaco di felicità per la vittoria della Champions League. E’ l’episodio più divertente che ti è capitato finora?

E’ stato divertente, ma nel passato ricordo la Champions del 2005 vinta dal Liverpool ad Istanbul, ma anche le interviste dello scudetto del Milan dove mi hanno portato in trionfo, neanche avessi vinto io il campionato.  Comunque mi piace e mi diverte tutto ciò che esce dalla consuetudine, per questo mi piacciono i personaggi come Cassano e Balotelli, perché mi emoziona l’idea di non sapere cosa diranno o cosa faranno. Comunque dieci, cento, mille David Luiz, magari ce ne fossero.

Tu sei un giornalista, telecronista, conduttore e scrittore, una vita consacrata al calcio, ma ogni tanto ci giochi o preferisci solo guardarlo?

Giocavo a basket, da ragazzino,con un po’ di perseveranza sarei potuto arrivare in B. Ogni tanto giocavo a calcetto, ma, in fondo, forse mi piace più raccontarlo che giocarlo.

 

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One comment

  1. Omkar
    #1

    alupetto61 :Chi se ne frega di Aquilani ?Basta a parlare semrpe di lui.E’ andata via.Delle sue partite con la Roma, ricordo quella del Bernabeu, la rabona di San Siro e il suo stupido errore a Cagliari. E tutti gli infortuni.Alla fine, nella Roma, ha fatto molto meno di Taddei o Mancini per fare esempio. 0

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