Nagatomo, il calcio tra volontà e passione

Di Fabiola Rieti

Le generazioni cresciute con il mito di Holly e Benji possono finalmente avvicinarsi al mondo del calcio giapponese e dare un volto in carne ed ossa ad Oliver Hutton. La cultura dell’applicazione e il rispetto per gli altri sono valori importanti per la cultura nipponica, ma sono anche i principi di Yuto Nagatomo.  Nell’ autobiografia,  dal titolo “Un ragazzo Giapponese”, il terzino dell’Inter ripercorre le tappe che lo hanno condotto in Europa senza dimenticare le sue origini, come testimonia anche il titolo.

“Qualcuno mi chiama Cinderella boy e non ne sono troppo sorpreso: è semplicemente il risultato dell’essere andato avanti un passo alla volta, come se stessi percorrendo una gradinata”

Il motore del suo impegno è la riconoscenza verso la madre, che ha allevato da sola tre figli, permettendogli di studiare e di rincorrere i propri sogni. Si innamora fin da piccolo del pallone, manifestando da subito la volontà di diventare un calciatore professionsita, ma quando prova ad accedere alla prestigiosa Ehime Fc, viene respinto. Yuto non digerisce bene questa sconfitta e ripiega sulla Saijo Kita Junior High School, ma la ferita è ancora viva e più che dedicarsi agli allenamenti pensa ai videogiochi. Il responsabile del club Hiroshi Inoue, però, riesce a fargli recuperare la fiducia in se stesso e nel calcio, e l’incontro con quest’uomo sarà fondamentale per la sua crescita e la consapevolezza dei suoi mezzi, non solo dal punto di vista professionale, ma soprattutto umano.

“Formare se stessi. Crearsi degli amici. Essere sempre riconoscenti. Sono i principi dell’uomo Nagatomo”

Nagatomo si sottoporrà ad allenamenti impegnativi nel corso della sua formazione, individuando sempre i suoi difetti e cercando di migliorarsi. Il dribbling e la velocità nell’uno contro uno non bastavano per arrivare ai massimi livelli, così grazie ad una gara di atletica cominciò ad allenarsi sulla corsa. Quando capì che poteva essere un’altra arma continuò nel suo percorso di costruzione del giocatore ideale: “la sportività, la velocità, l’energia e la forza nel contrasto”.

“Arriva sempre il momento in cui gli sforzi danno frutti, perché l’impegno non delude”

Dall’allenamento aerobico al potenziamento muscolare, ascoltando il proprio corpo e i campanelli di allarme di un’ernia al disco molto fastidiosa, è cresciuto fisicamente e si è evoluto nel ruolo da attaccante a terzino.

“E’ l’aura che emaniamo a mutare l’ambiente che circonda ognuno di noi e a guidarci verso nuovi incontri e verso la fortuna”

Con l’ingresso alla Meiji University, conquista un contratto da professionista con l’Fc Tokyo, partecipa alle Universiadi, alla Nabisco Cup, entra nella Nazionale e disputa le Olimpiadi 2008 a Pechino e il Mondiale in Sudafrica 2010. Dopo aver forgiato il suo corpo ora il suo oiettivo è solo uno: diventare il difensore più forte del mondo.

“Non si cresce accontentandosi del presente: non si potrebbe arrivare più in alto”

Così lascia la sua amata patria per volare in Europa e giocare nel Cesena, dove disputa una stagione interessante che nel gennaio 2010 lo porta all’Inter. Ciò che colpisce non sono solo le potenzialità del giocatore, ma la filosofia di questo ragazzo basata sull’umiltà e sul lavoro. Una figura positiva e sensibile in un calcio di viziati, poco colti, che ignorano le difficoltà della gente comune.

“A tutti quanti non posso esprimere a parole la mia gratitudine. Lo farò così: continuerò a correre. Continuerò ad impegnarmi per diventare immenso”

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