Il calcio di Ago Di Bartolomei / Video e interviste

Di Sara Sbaffi

“Questo libro nasce in maniera fortuita, aprendo una vecchia scatola”. Luca Di Bartolomei racconta come ha preso vita il “Manuale del calcio” scritto dal padre Agostino. “Dopo il suo suicidio abbiamo analizzato tutte le cose, i primi a non conoscere le motivazioni sono proprio i componenti della famiglia. Abbiamo analizzato e archiviato. La scatola era stata riposta in un armadio e dimenticata. E’ saltata fuori durante un trasloco. Aprendola abbiamo ritrovato la versione definitiva del libro che lui stava scrivendo”. Il testo infatti presenta poche differenze dall’originale: “Solo tre pagine sono state aggiunte, il resto è tutto di Ago. Il decalogo lui lo aveva messo alla fine del libro, a noi sembrava più giusto che fosse all’inizio”. Nel Manuale, edito da Fandango, traspare l’idea del calcio che aveva il capitano giallorosso: “Rappresenta la volontà di condividere l’esperienza di calciatore ma anche di uomo”. Come stare in una squadra, o mantenersi in forma, insieme a storia e tecnica del calcio. Parte dei proventi del “Manuale del Calcio” di Agostino Di Bartolomei andranno a sostegno della onlus romana Calcio Sociale di Corviale: “Il calcio sociale è quella parte dello sport che fa saltare i preconcetti. Una palla che rotola fra cinque ragazzi diversi, con problemi psichici, guai con la legge, ma riesce ad unirli, è questo il vero valore dello sport. Ci sono storie di giocatori che vengono da quartieri difficili, di periferia e che vivono il calcio come un riscatto sociale. Prendiamo Morosini per esempio, ma store così ce ne sono tante”. A dispetto del titolo lo scopo del libro non è quello di istruire: “Ago non vuole insegnare nulla. Ago vuole condividere la forza, la passione e la fortuna di un ragazzo di Tor Marancia, e condivederle con i ragazzi, a partire dai bambini. Quasi nessuno diventa un calciatore ma tutti diventano uomini”.

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Alla conferenza stampa di presentazione del volume è intervenuto Walter Veltroni: “E’ un libro educativo ed andrebbe distribuito a tutti in ragazzi che iniziano a giocare. Insegna con un dettaglio altamente corrispondente alla realtà quello che Ago metteva in campo. Una parola che simboleggia il testo è altruismo, cioè la sottolineatura della dimensione di squadra che non è in contrasto con il talento individuale, ma che armonizza nella dimensione collettiva l’estro, la capacità, la fantasia di qualsiasi giocatore. Io non sono romanista ma sono malato di calcio. Andavo allo stadio tutte le domeniche per vedere Di Bartolomei e ancora ricordo quando il capitano andava per calciare una punizione e tutto lo stadio gli gridava il famoso coro Ago, Ago, Agostino”. Anche Alessandro Florenzi, giovane centrocampista giallorosso, ha ricordato il numero dieci romano e romanista: “Da quello che mi hanno raccontato di lui e da quello che ho letto nel libro, Ago è stato un precursore del calcio moderno. Come dice sempre mio padre, devo cercare di apprendere dalle persone che fanno bene al calcio. Vorrei poter intraprendere la stessa strada di questa persona che ha fatto la storia della Roma”.

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Luca Di Bartolomei, che quando il padre si è tolto la vita era solo un bambino, racconta come un dolore privato si sia trasformato in una commemorazione collettiva ricordando un episodio in particolare: la sera del 30 maggio 2004, a distanza di dieci anni dalla morte di Agostino, alcuni tifosi romanisti hanno dipinto un murales con la nota immagine di Ago in rovesciata sotto la sua casa al Pigneto. Un gesto che Luca ha apprezzato per il pudore con il quale i tifosi hanno partecipato ad una ricorrenza tanto triste. Nella prefazione Gianni Mura esalta il ruolo di capitano inteso da Agostino: “Una volta la fascia si assegnava per motivi legati all’etica, all’ascendente sui compagni, al senso di responsabilità, alla correttezza dei rapporti con l’arbitro. Agostino all’arbitro si avvicinava tenendo sempre le mani dietro la schiena, come dovrebbe fare ogni capitano (…). I veri capitani possono morire o anche scegliere di morire, ma dimenticarli è impossibile”.

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