Campioni senza valore, la piaga del doping da Mennea a Costa

Di Fabiola Rieti

La piaga del doping è un argomento che negli ultimi anni è salito agli onori delle cronache, ma in realtà ha origini lontane. Lo testimonia il  libro di Sandro Donati “Campioni senza valore” edito nel 1989 e subito ritirato dal commercio a causa del suo contenuto compromettente per la federazione di atletica, non solo italiana. Il testo originale è ormai diventato irreperibile.
Donati, tecnico della nazionale di atletica nel settore velocità, racconta con prove e particolari i meccanismi della macchina doping, azionata con l’obiettivo di vincere e portare il lustro sportivo alle federazioni. L’uso di farmaci come anabolizzanti e la tanto discussa autoemotrasfusione, sono state per anni attività praticate giornalmente accanto all’allenamento.

“Chi non è il numero uno o non è in corsa per diventarlo è solo un fallito. Ma è da questa concezione aberrante dello sport che ha tratto linfa vitale la filosofia del doping e degli altri trucchi finalizzati a ottenere l’unico scopo riconosciuto, a qualunque costo”

Il libro è ricco di nomi e personaggi che ruotano attorno all’alterazione chimica delle prestazioni dello sportivo. Su tutti riecheggia il nome di Francesco Conconi, noto medico sportivo. Nel libro l’ex tecnico della Nazionale ricostruisce come in un diario tutti i passaggi che hanno portato anche il Governo a interrogarsi in Parlamento sulla questione doping e sui i rischi, non solo per i professionisti, ma anche per i dilettanti e i giovani educati all’attività sportiva.

“La degenerazione non può essere attribuita solo a un uomo o a pochi uomini. L’atletica impazzita di questi anni ha avuto milioni di tifosi e migliaia di cantori”

Due elementi sconvolgono: l’approssimazione delle ricerche e le morti sospette. Non tutti gli atleti dopati riuscirono a conseguire risultati positivi, anzi per alcuni fu un calvario di controindicazioni. Tra gli altri il caso di Fulvio Costa, morto a 23 anni dopo quattro mesi di agonia. Il 30 maggio 1982 si spense in un letto dell’ ospedale di Vicenza stroncato da una glomerulonefrite, una forma di infezione del sangue che aveva compromesso entrambi i reni. La sua morte, ufficialmente archiviata per “infezione dovuta al morso di un cane”, fu oggetto di indagine pochi anni fa. L’accusa formulata fu omicidio colposo, la causa fu il ricorso all’autoemotrasfusione per fini agonistici.

Donati dedica anche un capitolo a Pietro Mennea, dove ricorda come l’atleta azzurro denunciò in un’intervista rilasciata a Gianni Minà per La Repubblica, di essere ricorso ad una terapia, a base di somatotropina, prescritta dal professor Kerr. Dopo un paio iniezioni, però, capì l’errore e ne fece pubblica ammenda. Il tentativo di sensibilizzazione di Mennea non fu recepito dal grande pubblico e dalla stampa, che nel 1987 continuava ancora a tacere l’evoluzione devastante del doping.

“Mennea, dopo tante denunce pubbliche avanzate in tema di doping, agli occhi di molti aveva perduto, con quelle assurde iniezioni praticate su suggerimento di Kerr, gran parte della sua credibilità”

Donati fu emarginato a causa dei suoi tentativi di denunciare uno status di irregolarità nel mondo dell’atletica. La sua caccia alle streghe lo portò ad una lunga emarginazione, ma il suo coraggio è stato fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. Solo di recente le sue denunce sono state rilette sotto un’altra luce.

 

Ringrazio all’Asd Play Sport per aver inserito il libro in rete. E’ scaricabile gratuitamente al seguente link
http://www.asdplaysport.it/files/images/stories/download/campioni_senza_valore.pdf

 

Leggi la recensione del secondo libro di Alessandro Donati “Lo Sport del Doping”
https://sportstory.it/2013/11/lo-sport-del-doping-diario-della-battaglia-di-alessandro-donati/
 

Please Enter Your Facebook App ID. Required for FB Comments. Click here for FB Comments Settings page

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: