Ciclismo: donne figlie di un dio minore, lo sfogo di Edita Pucinskaite

Come l’uomo, anche la donna ha sempre desiderato poter raggiungere i propri limiti e superarli, ma rispetto all’uomo ha avuto degli ostacoli in più: la sottomissione, il pregiudizio, la non tolleranza, lo scherno.

L’ex campionessa di ciclismo lituana Edita Pucinskaite, che vive ormai stabilmente nel nostro paese, si racconta in un’intervista esclusiva con Carlo Delfino. “Il ciclismo femminile è tuttora figlio di un dio minore, ma ciò che intristisce maggiormente è che quel figlio, pur restando piccolo e schiacciato dal grande ciclismo maschile, avrebbe potuto e dovuto farsi rispettare di più”. Il racconto dell’atleta delle due ruote è contenuto nel libro in uscita per Marcianum Press, dal titolo “Pedalare controvento! Ciclismo femminile nella storia: figlio di un dio minore”, scritto da Mario Cionfoli.

Pucinskaite prosegue mettendo in luce come oggi siano cambiate tante cose: “Noto che oggi una ragazza si affaccia al ciclismo e non fa progetti a lunga scadenza, non sogna più o sogna molto meno rispetto alle cicliste della mia generazione. Oggi una ragazza pedala sì per passione come noi allora, ma lo fa guardandosi intorno, studiando o lavorando, con la consapevolezza che la bici è qualcosa di temporaneo e passeggero, un’aggiunta e non l’epicentro dei propri progetti. Non era così nel 1993, quando giovanissima mi affacciai al ciclismo di vertice. Vivevamo tutte un momento di euforia primaverile, allora il ciclismo internazionale femminile, piccola goccia nell’oceano, pedalava con maggior dignità, orgoglio, fierezza”. E continua denunciando la situazione attuale: “Oggi sono sparite molte corse, il calendario nazionale è preoccupante perché sempre più anoressico, vigila la precarietà, le atlete non sono minimamente tutelate dalle istituzioni”.

Il libro è dedicato alla storia in rosa del ciclismo tra aneddoti, note storiche e immagini d’epoca. La campionessa lituana sottolinea che le donne attendono un professionismo vero: “Se mi avessi domandato nel 1995 come vedevo una ciclista donna campionessa del mondo nel 2012 avrei risposto: sulle copertine delle riviste, con un contratto di parecchi zeri in tasca, rispettata quanto il campione ciclista uomo, lavoratrice vera, tutelata come ogni professionista – e propone una soluzione - L’unico ente che ha il potere per smuovere questa situazione è la Federazione. Una mia ricetta? Semplice e anche poco costosa: affiancare (con incentivi da parte della Federciclismo) le corse femminili a quelle maschili, portando la carovana rosa nell’ambiente professionistico”.

 

Marcianum Press
176 pagine | 16,00 euro

 

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