Intervista a Risto Kallaste ricordando la sua rimessa con capriola

Tratta da www.tereitalia.org a cura di Angelo Palmeri

In una tiepida giornata di primavera, incontro Risto Kallaste presso il centro sportivo dove si allena uno dei suoi figli, Rio Rando. Come di consueto, lo accompagna e ne segue gli allenamenti in una delle squadre giovanili del Flora, il club estone più titolato di cui lui stesso allena la seconda squadra e di cui è stato giocatore. Tutti lo conosciamo per la sua folle “rimessa laterale con capriola” che fece sorridere Bruno Pizzul nella telecronaca di Italia-Estonia dell’aprile 1993, a Trieste, partita di qualificazione a USA 1994.

Risto, perché quella capriola? 
Perché era il miglior modo per lanciare la palla il più lontano possibile. L’avversario non si aspettava che la palla potesse viaggiare così lontano dalla rimessa laterale. Era un modo per portare un certo “fattore-sorpresa” nel nostro gioco e magari, cosa a dire il vero non successa, qualche goal.

La provavate in allenamento?
Si certo. A dire il vero fu un’idea del ct dell’epoca, Roman Ubakivi. Lui cercava qualcuno che fosse in grado di effettuare questo tipo di rimessa. Provammo in tanti, poi arrivai io e grazie alle mie doti atletiche ed acrobatiche lo convinsi: “Ok! Lo farai tu!” mi disse, e da allora l’ho sempre eseguita io

Fino a che non te l’hanno proibito, vero?
Si, e non capisco perché. Alla fine, se la osservi bene, è una rimessa laterale qualunque: la palla è ben dietro la testa, ed i piedi, ben saldamente a terra, non superano la linea. Non capisco. Io sono stato il primo a farla e dopo di me l’hanno fatta altri. Fatto sta che, dopo le prime esecuzioni verso le quali gli arbitri, nel dubbio, non prendevano alcun provvedimento, venne Roman e mi disse: “Le autorità calcistiche ce lo proibiscono”. Tutt’oggi non capisco il perché.

Noi in Italia l’abbiamo vista quando siete venuti a giocare a Trieste, ti ricordi le reazioni dei giocatori italiani? Ti hanno detto nulla nel tunnel all’intervallo?
No, nel tunnel nulla. Però sul campo mi ricordo un po’ le loro facce stupite tipo: “Ma che sta facendo questo?”, però dopo nulla. Ed insisto l’arbitro di quella partita non mi disse nulla: forse non sapeva nemmeno lui che fare, e nel dubbio, piuttosto che proibirla, fece finta di nulla. Non ricordo nemmeno i giocatori italiani avvicinarglisi per chiedere spiegazioni o provvedimenti, nulla.

Risto ricorda benissimo alcuni dei protagonisti dell’Italia di Sacchi che in USA avrebbe raggiunto la finale di Pasadena perdendola ai rigori…
Roberto Baggio, Dino Baggio, Ravanelli, erano delle grandi star per noi, non era facile giocare contro l’Italia. Però è stato esaltante affrontare una nazionale di quel calibro. Zola era molto bravo: dotato tecnicamente e veloce. La linea d’attacco dell’Italia era molto ricca: gente veloce, gente tecnica, gente potente, non gli mancava nulla. Il timore di incontrare queste grandi nazionali c’era: noi eravamo una squadra giovane di una nazione giovane (ndr l’Estonia ha riacquistato la propria indipendenza nel 1991 a seguito del collasso dell’URSS) non era un compito facile. L’esperienza calcistica di queste squadre era troppo superiore: loro giocavano tutti nei maggiori campionati continentali, noi in Estonia era davvero difficile competere con loro, ed infatti alla fine la spuntavano sempre loro. Il nostro obiettivo era sempre prenderle il meno possibile, la gioia della vittoria era cosa rarissima. Se con l’Italia abbiamo perso solo 2-0 a Trieste, questo era già un grosso risultato per noi.

Come si è trasformata la vita di Risto Kallaste dopo l’addio al calcio?
Ho fondato la mia ditta che si occupa di importazione di marchi sportivi come H2O o prodotti per la casa come Laura Ashley. Abbiamo anche i nostri punti-vendita che seguo costantemente. Seguo ovviamente il calcio italiano, con occhio tecnico non da tifoso. Vedo come giocano, come sono disposte le squadre in campo.

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