“Lo Sport del Doping”, diario della battaglia di Alessandro Donati

 Di Fabiola Rieti

Alessandro Donati riprende il percorso che si era interrotto con il libro “Campioni senza valore”, sparito dal commercio dopo poche settimane dalla pubblicazione per il contenuto compromettente per gli enti sportivi coinvolti. Con “Lo sport del doping” si riapre, quindi, la battaglia dell’autore contro l’uso di farmaci che alterano il risultato sportivo. Rispetto al primo libro si aggiungono particolari ed eventi che arrivano fino ai nostri giorni, gettando luce su alcune situazioni sepolte dall’omertà.

“Dovevo scegliere se imboccare la strada del normale manuale che andava ad aggiungersi alle decine che già circolano, o quella, decisamente più impegnativa, di superare ogni dubbio e tentare di descrivere nel modo più lineare possibile una storia complessa e sconcertante. Ho deciso per il racconto autobiografico, che aprirà scenari sempre più imprevedibili e complessi”

 

Donati riassume brevemente quanto aveva esposto nel primo libro. Cardine centrale la volontà della Fidal e di altre federazioni di conquistare medaglie e di utilizzare qualsiasi mezzo per ottenere questo risultato. Nelle Olimpiadi di Los Angeles si celebra il trionfo del doping a livello mondiale, che si diffonde in modo capillare. In Italia si decide di ricorrere alle consulenze del professor Conconi, poi processato e ritenuto colpevole per i reati legati al doping nel 2004 con sentenza depositata al Tribunale di Ferrara, ma l’intervenuta prescrizione fece finire tutto in una bolla di sapone. Donati descrive Conconi così:

 

“Uno stregone assurto a un ruolo più grande di lui che ha spopolato per anni in un mondo – quello sportivo – che, se gli garantisci il successo, ti acclama anche come un santo, salvo poi farsi beffe di te quando sei costretto a uscire di scena”

Difficile riassumere in poche righe tutti gli episodi e gli eventi raccolti nello scritto, ma troviamo molti nomi di atleti che hanno portato in alto il nome dell’Italia con i loro trionfi: Manuela Di Centa, Gianni Bugno, Francesco Moser, Mario Cipollini, Claudio Chiappucci e Marco Pantani.
Proprio a Pantani dedica un capitolo, ricostruendo tutta la vicenda che portò alla positività del “Pirata”. Dalle denunce di Zeman nel calcio al processo alla Juventus fino ai recenti casi Schwazer e Armstrong, Donati traccia la storia del doping raccontando anche le deboli contromisure prese dalle istituzioni senza nessuna convinzione.

 

“Tutti avanti con l’inno nazionale, la mano sul cuore, la lacrimuccia pronta e la fiala in tasca”


Tra le altre informazioni l’autore svela anche alcuni retroscena riguardo il primo libro. Secondo un giornalista, di cui non fa il nome, in seguito ad un’inchiesta della Procura della Repubblica sulla gestione finanziaria di una Fondazione intitolata al primo presidente del Coni Giulio Onesti, sarebbe emerso nella documentazione contabile un riferimento a sessanta milioni di lire per l’acquisto di un libro di cui non si era trovata traccia. Secondo la stampa si trattava proprio di “Campioni senza valore”. Donati usa un linguaggio più semplice rispetto al primo libro, questo è un testo scritto non d’impulso, ma con l’obiettivo di ricostruire tutti i passaggi che hanno portato alla necessità di un organismo internazionale come l’Agenzia mondiale antidoping (Wada). Ogni sportivo o fruitore di sport dovrebbe leggere questo testo, non solo per comprendere che il doping esiste, ma anche per capire come le logiche del potere distruggano tutto ciò che di poetico c’è legato all’esperienza atletica. Donati prosegue la sua battaglia conquistando tappe, sperando che la scalata verso l’onestà venga soppiantata dal machiavellico “fine che giustifica i mezzi”.

 

Edizioni Gruppo Abele
304 pagine | 16 euro
Leggi la recensione del libro scomparso “Campioni senza valore”
https://sportstory.it/2013/03/campioni-senza-valore-la-piaga-del-doping-da-mennea-a-costa/

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