Sinisa Mihajlovic, personalità e temperamento per i blucerchiati

Di Simone Clara
Tratto dal sito
http://barfrankie.altervista.org/

 

La Sampdoria aveva proprio bisogno di uno come lui. Sinisa Mihajlovic potrebbe essere l’uomo giusto per risollevare una squadra depressa e priva di carattere. Quello stesso carattere che ha contraddistinto Mihajlovic sia nella carriera da calciatore che in quella da tecnico. Il temperamento e la personalità del serbo saranno gli ingredienti principali per far rinascere i blucerchiati dalle sabbie mobili di una pericolante classifica.

 

Il carisma da leader non gli è mai mancato. Sin dai tempi della Stella Rossa di Belgrado (1990-1992) il giovane Sinisa era il trascinatore in campo del club capace di conquistare la Coppa dei Campioni contro il Marsiglia di Papin. E poi ovviamente il suo mancino era già caldo, caldissimo. Un missile a lunga gittata capace di parabole talmente spettacolari da diventare oggetto di studio all’Università di Belgrado. Inizialmente ala sinistra, Mihajlovic cambia ruolo quando approda nel campionato italiano nell’estate del 1992. Viene schierato in posizione più arretrata da Carlo Mazzone. Ma quando c’è un calcio piazzato, c’è sempre lui in prima fila. Le sue traiettorie sono mortifere, siluri scagliati da qualsiasi distanza con potenza e precisione. Come terzino non riesce a sfondare pienamente nel calcio italiano. Spesso in difficoltà contro attaccanti rapidi e veloci.
Quando approda alla Sampdoria, Sinisa matura calcisticamente imponendosi come uno dei migliori registi difensivi del panorama italiano e internazionale. Si presenta alla sua maniera, con un gol in Supercoppa contro il Milan a San Siro su punizione. Gol purtroppo inutile con i rossoneri che vinceranno poi ai calci di rigore.

 

Decisivo per lui l’incontro con il tecnico svedese Sven Goran Eriksson, che lo arretra ulteriormente in posizione di difensore centrale e che ritroverà anche a Roma (questa volta sponda laziale) nel 1998. Cinque stagioni memorabili in blucerchiato, prima di vincere tutto con la Lazio. Con i biancocelesti arrivano uno scudetto, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa e due Coppe Italia. Temperamento, forse anche troppo. Qualche episodio spiacevole e sopra le righe (gli insulti razzisti a Vieira, lo sputo a Mutu) , ma lottatore leale in campo e raramente scorretto.
Diventa padrone della difesa, un libero vecchio stampo. Efficacissimi i suoi lunghissimi lanci per trasformare immediatamente un’azione da difensiva in offensiva. Del resto, con quel sinistro, era capace di qualsiasi cosa. Come realizzare una tripletta su punizione alla sua ex Samp.

 

Tre frustate improvvise, tre colpi da maestro. La palla che si alza e poi improvvisamente si abbassa per morire in rete. Una dote, questa dei calci piazzati, che forse paradossalmente ha offuscato la sua immagine di grande difensore. Ma il calcio di punizione sarà sempre il suo marchio di fabbrica. In Serie A ne ha trasformate 28. Ricordi preziosi per i tifosi biancocelesti anche i gol da esportazione. Su tutti spicca quello realizzato allo Stamford Bridge contro il Chelsea nella Champions League 99/2000 (partita vinta 2-1 dalla Lazio).

 

Due stagioni tutto sommato positive anche all’Inter, dal 2004 al 2006. I tifosi nerazzurri lo ricordano soprattutto per una doppietta (ovviamente su calcio di punizione) alla Roma, nonché per la rete decisiva sempre ai giallorossi in finale di Coppa Italia 2005-06. Sinisa ha 36 anni e non è un titolare fisso, ma comunque riesce a ritagliarsi il suo spazio. E poi c’è quel rapporto speciale con Roberto Mancini, amico e compagno di mille battaglie tra Samp e Lazio. La carriera da allenatore di Sinisa inizia proprio come vice del Mancio, per poi lasciare l’incarico con l’arrivo di Josè Mourinho.

 

Più dolori che gioie, la carriera di Mihajlovic allenatore. Bologna e Fiorentina parentesi negative. Subentrato e sostituito in rossoblù, esonerato a Firenze dopo un nono posto. In mezzo, la gratificante esperienza di Catania (2009-10). Una serie di risultati positivi e storici (su tutte la vittoria contro la Juventus a Torino che mancava dal 1963) fino a conquistare il record di punti fino a quel momento per il club etneo.
Male la recente esperienza con la nazionale serba. Forse la delusione più grande, la mancata qualificazione al prossimo Mondiale.
Quello stesso mondiale disputato nel 1998 con la Jugoslavia da capitano e protagonista, con un sogno infranto agli ottavi di finale per un gol dell’olandese Davids al 92′. Insomma, il leone ferito Sinisa ha sete di rivincite. Proprio come la sua Samp.

Il gigante di Basket City, Augusto Binelli si racconta

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