Intervista a Paolo Ghisoni, l’ideatore dell’almanacco dei talenti italiani

Di Fabiola Rieti

C’è chi si riempie la bocca parlando di politiche giovanili nel calcio e c’è chi con competenza e passione racconta i talenti made in Italy, quei diamanti grezzi che possono diventare l’uomo in più delle squadre italiane. Paolo Ghisoni, giornalista sportivo di Sky, ha realizzato con Stefano Nava, allenatore e commentatore Sky, una guida ai migliori talenti nostrani. “La Giovane Italia 2013” è un lavoro impegnativo che, giunto alla terza edizione, può fregiarsi della collaborazione della Figc, diventando un vademecum prezioso per i professionisti del settore e non solo.

 

La Giovane Italia raccoglie i migliori talenti italiani, da dove nasce l’esigenza di offrire uno strumento così?
Per cinque stagioni ho commentato con Stefano Nava il campionato Primavera. Ci approcciavamo alle partite realizzando le schede dei giocatori, visto che su di loro non c’era nulla di scritto e di reperibile sui siti. Realizzavamo un lavoro certosino chiamando tutti gli allenatori dei settori giovanili per farci raccontare le caratteristiche dei ragazzi. Diventando un lavoro capillare, a quel punto abbiamo provato, anche dopo che Sky non ha preso più il campionato Primavera, a mantenere questa attività, soprattutto per passione. Poi c’è stato un episodio che mi ha convinto del fatto che ci fosse interesse per un lavoro particolare e originale come questo. Era una giornata di campionato in cui c’era Inter-Reggina, l’allenatore nerazzurro era Mourinho, avevo appena finito di fare una partita del campionato Primavera e ho ricevuto una telefonata da una persona dello staff di Mou. Titolare nella Reggina c’era un ragazzo della Primavera, di cui non sapevano nulla né caratteristiche né situazioni di gioco. Questo collaboratore dello staff nerazzurro mi conosceva e sapeva che mi occupavo delle telecronache del campionato Primavera. Mi chiamò alle 14,15 vedendo nella lista dei titolari questo giovane all’esordio Daniel Adejo, che tra l’altro gioca ancora, sarebbe stato schierato dalla parte di Maicon, era una variabile da capire per evitare sorprese. Quindi è scattata la molla che se Mourinho, numero uno nella preparazione delle partite, non sapeva chi fosse un giocatore della Primavera e mi chiamava un collaboratore per informarsi, si poteva aprire un fronte importante di nozionistica per celebrare le forze fresche. Da lì abbiamo deciso di farlo soprattutto sugli italiani per una questione di anticonformismo all’esterofilia. Ci arrivano tanti stranieri, troppi, molti inadeguati. Prima veniva in Italia solo lo straniero di qualità e faceva la differenza, adesso non più. Nel giro di poco tempo il libro è diventato un riferimento. Ogni anno abbiamo migliorato la struttura delle schede e veniamo coadiuvati da tre ragazzi. Cerchiamo di avere una dislocazione territoriale in tutta l’Italia e la volontà è quella di essere sempre più capillari.

450 schede su giocatori nati tra il 1994 e il 1999, è stato difficile selezionarli?
E’ stato più che altro problematico, perché ti affidi agli allenatori dei settori giovanili che li vedono quotidianamente. Poi devi anche basarti un po’ sulle conoscenze esterne che ti possono certificare il fatto che sono veramente delle promesse o comunque dei giocatori futuribili. Sto cercando di creare una struttura grande, budget permettendo, che dia la sicurezza di essere noi l’occhio coerente e professionale, piuttosto che affidarti a dei professionisti, che però alcune volte magari si lasciano trasportare dall’amico procuratore o dalla simpatia nello sponsorizzare qualche ragazzino. L’obiettività può capitare lasci spazio ad interessi che non dovrebbero esserci.

Un libro come questo, può essere uno strumento per rivalutare i vivai italiani troppo spesso penalizzati?
Onestamente spero che non si aspetti uno spunto come questo. Questo genere di lavoro è teorico, la pratica quotidiana sul campo è diversa. Una fonte d’orgoglio per noi è il fatto che quest’anno ci sia la collaborazione della Figc. Visto che l’Under 21 è vice campione d’Europa, l’Under 17 ha partecipato ai Mondiali ed è stata creata anche una Nazionale Under 15, abbiamo pensato potesse diventare anche una sorta di almanacco delle nazionali con l’appendice in fondo con tutti i tabellini. Fa riflettere la direzione presa verso la valorizzazione, però è ancora troppo sporadica. Ci si accorge dei giovani quando fanno qualcosa e per due tre giorni, per seguire l’onda, i giornali vanno a fare ricerche sui giocatori del futuro, ma sempre perché c’è stato un pretesto. Non c’è mai la volontà di anticipare e capire. Ci sarebbe bisogno di più approfondimento e meno opportunismo.

Le società puntano sui giovani solo per questioni economiche dovute alla crisi?
Lancio dei giovani uguale conseguenza della crisi non è un’equazione immediata. Ci sono società che ci credono e ci puntano, altre no. Si potrebbe ottenere molto di più se la cultura sportiva fosse diversa. Noi abbiamo purtroppo una media spettatori e di fruitori del calcio in generale di un’ignoranza abissale. Si vende il nome esotico, l’esterofilia a tutti i costi. Brera, in uno dei suoi scritti, diceva che a livello sociologico l’Italia ha nel DNA la liberazione endemica. Storicamente abbiamo sempre avuto bisogno dello straniero che venisse a soccorrerci dalle problematiche interne, per poi scacciarlo. E’ una tendenza che è rimasta a livello calcistico, quando arriva lo straniero si pensa sempre possa essere un fenomeno. Invece arriva gente non adeguata, magari solo legata a logiche di profitto dei procuratori. Per risollevare il calcio italiano la prima cosa da fare è mettere un tetto agli ingaggi, ma non per i campioni. Può capitare poi che chi ha la procura di un giocatore importante cerchi di piazzare anche uno meno adeguato per ragioni di convenienza. Va cambiato l’approccio per non offrire ai giovani una fabbrica di sogni.

Quali società italiane si stanno muovendo bene nel reclutamento e nell’inserimento dei giovani?
Tra le società di serie A, a parte la Roma e l’Atalanta che hanno cresciuto talenti in casa e li hanno lanciati, non ce ne sono molte. E’ più interessante il discorso della serie B, dove non c’è la possibilità di spendere le cifre della massima serie e necessariamente devi inserire dal vivaio. L’esempio è l’Empoli che recentemente ha fatto giocare quasi sempre 6 o 7 ragazzi del vivaio. Il Crotone ha invece una politica di valorizzazione, fa arrivare i giovani da altre squadre con età media molto bassa intorno ai 22 anni. L’altra è il Bari che per motivi economici di sopravvivenza è andata a prendere giocatori che non costano dando come merce di scambio la possibilità di farli giocare. In Lega Pro si sta provando a fare un lavoro volto ai giovani, è stata creata la selezione degli Under 18 con Bertotto. Poi però ci sono piazze esigenti dove se giocano tre o quattro ragazzini, li fanno diventare i capri espiatori nelle sconfitte.

E’ in corso il Torneo di Viareggio ci sono nuovi elementi che si stanno mettendo in luce?
Il Torneo di Viareggio è una manifestazione morta dal punto di vista della qualità e dell’espressione dei valori. E’ diventato semplicemente commerciale, una vetrina per alcune squadre che vogliono proporre qualche giocatore. Non ci va da molto tempo una straniera di livello, i campi sono disastrati, perché se ripeti ogni giorno allo Stadio dei Pini una partita, poi diventa un campo dell’oratorio. E’ anacronistico, potrebbe rivalorizzarsi abbassandolo agli allievi nazionali. Ad oggi non credo esista un torneo in Europa che possa considerarsi un riferimento.

E’ favorevole all’idea delle “squadre B” nei campionati minori?
Si, dal punto di vista economico sarebbe opportuno, tra l’altro si tratta poi di strutturare una collaborazione che già c’è. Ci può stare come necessità, non ci sta come filosofia di base, perché mettere tutti d’accordo in una riforma calcistica è impossibile. Ci sono i pro e i contro, tendenzialmente sarebbe una bella cosa avere come serbatoio una seconda squadra. In realtà esiste già questa cosa in maniera subdola, ci sono squadre di serie A che hanno più di una squadra con 100 giocatori tesserati.

Tra quelli citati nel libro, quali nel 2013 hanno spiccato il volo?
Su tutti Domenico Berardi, poi ce ne sono davvero tanti Murro, Benassi, Romagnoli, Rugani, Rosseti, anche Cristante del Milan. Ce sono molti, ogni settimana ci troviamo un ragazzino italiano, fortunatamente, segnalato dalle cronache. Abbiamo creato anche una sezione web, in collaborazione con La Repubblica, dal titolo “Under”. Questo fa capire che c’è interesse, poi su internet possiamo aggiornare costantemente l’almanacco, inserendo anche qualche talento sfuggito ai nostri radar.

Su quali invece si sente di puntare per il futuro prossimo?
Non vorrei fare nomi, per non fare torti. Mi mantengo su posizioni asettiche.

Dove si può acquistare “La Giovane Italia 2013”?
Si può ordinare via mail a , è disponibile anche presso la Libreria dello Sport di Milano e Pesaro oppure si può richiedere nella libreria di fiducia contattando la stessa Libreria dello Sport.

 

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