Il volo di Volodja. Storia (troppo breve) di un campione

Di Sara Sbaffi

“La Gazzetta dello Sport scrisse molto 

su quello che allora era il nuovo record mondiale 

del salto in alto. 

Vladimir Yashchenko saltò l’equivalente in altezza 

di una cabina telefonica. 

L’illustrazione sulla prima pagina del giornale sportivo 

era appunto questa cabina telefonica 

con il fotomontaggio di Vladimir 

che la saltava”. 

Così gli Offlaga Disco Pax nella canzone “Ventrale” ricordano Vladimir “Volodja” Jaščenko, il campione sovietico di salto in alto che alla fine degli anni Settanta realizzò l’ultimo record del mondo con il vecchio stile “ventrale”, appunto, e che scomparve ad appena quarant’anni di età nel 1999.

E’ in uscita a giugno, per Miraggi Edizioni, “Il volo di Volodja. Vladimir Jaščenko un campione fragile” di Giuseppe Ottomano e Igor’ Timohin, che racconta la storia personale del giovane talento sovietico e uno spaccato dell’epoca brèžneviana. “Aveva un’aria bohemién, capelli lunghi e scompigliati con un taglio alla moda, e un’espressione stranamente svagata. Niente a che vedere con lo stereotipo dell’atleta sovietico: anonimo, freddo e preciso come un automa”, scrive Ottomano in un suo interessante articolo di qualche anno fa. L’angelo biondo, come veniva chiamato proprio per il bell’aspetto, nato a Zaperozhye (allora Urss, oggi Ucraina) nel gennaio 1959 da una famiglia operaia, a soli 19 anni, il 12 marzo 1978 incantò il mondo volando oltre 2.35 metri di altezza nel Palasport di Milano. Sport Story ha incontrato Giuseppe Ottomano che ci ha raccontato qualcosa in più sul testo.

Come nasce l’idea di scrivere questo libro? 

L’idea è stata concepita gradualmente. Nel 2008 mi era stato chiesto di scrivere un articolo su un personaggio sportivo a piacere. Allora ho digitato su internet i nomi di un po’ di campioni che erano stati i miei idoli d’infanzia. E quando ho letto che Vladimir Jaščenko era scomparso quasi dieci anni prima, dopo essere precipitato nel baratro dell’alcolismo, sul momento sono letteralmente trasalito. Ho cercato di approfondire la sua vicenda e in una notte ho scritto il mio articolo, quasi a mo’ di tributo postumo verso un campione che mi pareva ingiustamente dimenticato. Approfondire, però, non è stata un’impresa agevole, perché le notizie disponibili in rete erano tutte piuttosto approssimative. La svolta si è avuta con l’incontro con Igor’ Timohin che, oltre a essere il co-autore di “Il volo di Volodja”, aveva già pubblicato nel 2003 un libro ispirato proprio a Vladimir Jaščenko. Grazie alla testimonianza diretta di Igor’ e alla voluminosa documentazione che mi ha messo a disposizione, è stato possibile ricostruire la storia del campione.

Cosa ti appassiona della storia di Vladimir Jaščenko?

Personalmente, trovo che Volodja Jaščenko sia stato il cantore inconsapevole di un mondo al crepuscolo. Crepuscolare era il suo modo di saltare con il vecchio stile “ventrale”, che già trentacinque anni fa era considerato sorpassato, dopo l’affermazione del “fosbury”. E anche il suo paese, l’Unione Sovietica, stava vivendo il suo crepuscolo politico e sociale durante l’epoca della stagnazione brežneviana. Dal punto di vista sportivo, Volodja Jaščenko era sicuramente un fenomeno: tra i suoi diciotto e diciannove anni aveva già realizzato tre record mondiali, e non ci è dato sapere fin dove sarebbe potuto arrivare se la sua carriera non fosse stata spezzata da un infortunio che lo ha costretto al ritiro ad appena vent’anni. Dal punto di vista umano, Volodja era una personalità complessa, per alcuni versi fragile, e inossidabile per tanti altri. La sua indisposizione ai compromessi è stata una delle concause della sua rovina, ma gli ha consentito di vivere fino all’ultimo giorno senza mai abbassare la testa.

Nella scrittura del testo ti sei avvalso di fonti, documenti e altri testi? Come hai cercato le notizie per ricostruire la storia?

Immagine da sportvintage.it

Come ho accennato prima, ho reperito direttamente le fonti dai giornali italiani e, in genere occidentali, mentre quelle più dettagliate mi sono state fornite da Igor’ Timohin, che ha raccolto una quantità considerevole di articoli, sia di epoca sovietica che di tempi più recenti. Io li ho fatti tradurre, come ho fatto tradurre anche alcuni vecchi filmati della televisione sovietica e alcuni vecchi cinegiornali. Negli ultimi mesi, poi, ho avuto la possibilità di conoscere due dei figli di Volodja, che mi hanno fornito un’ulteriore testimonianza.

Cosa può spingere il lettore ad immergersi in questo libro?

Il desiderio di conoscere la storia di un campione sportivo fuori dalle righe; sicuramente un anti divo, anche se avrebbe potuto disporre di tutti gli ingredienti per diventare una vera star. Infatti, Volodja Jaščenko era un talento atletico dotato di notevole telegenia e al pubblico riusciva istintivamente simpatico. Eppure, soffriva tremendamente i bagni di folla, rifuggiva i giornalisti quasi come la peste e tendeva alla misantropia. Mi piace pensare che un giorno la sua storia possa diventare un film.

Miraggi Edizioni

160 pagine | 10,50 euro

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