Rudi Garcia e la magia della sua storia

Di Fabiola Rieti

Arrivato a Roma, tra lo scetticismo generale, Rudi Garcia ha incuriosito da subito per la decisione con cui ha gestito le tensioni di una tifoseria uscita con le ossa rotte dalla finale di Coppa Italia. L’allenatore francese è riuscito a farsi interprete del progetto Roma senza sofismi, convincendo soprattutto la stampa, anche internazionale, che ha trovato in lui un interlocutore mai banale.
L’autobiografia “Tutte le strade portano a Roma”, scritta a quattro mani con il giornalista Denis Chaumier, non è solo un modo per raccontarsi ad un pubblico che di lui conosce poco. All’età di 50 anni Rudi Garcia fa un bilancio della sua vita, ma ciò che lo spinge a scrivere è la ricerca della direzione futura.

 

“Da tirocinante del Lille a mister della Roma, sono rimasto me stesso. Fedele ai miei principi e ai miei valori. Perché se tutte le strade portano a Roma, nessuna mi separerà mai da questa verità fondamentale”

 

Il libro si apre con un doppio quesito “Cosa ho fatto nella vita? E in che direzione devo proseguire?”. Niente capita per caso, ogni cosa nella vita serve per prepararsi a momenti migliori. E’ questo il senso del racconto, Rudi Garcia ripercorre i passaggi che lo hanno reso un allenatore apprezzato e stimato, dettando un percorso che motiva ogni sua azione nel presente.
Tutto sembra avvolto da un’aura di magia, ogni episodio si incastra alla perfezione e diventa un mattoncino di una scala che corre verso l’alto con la concretezza di chi non vuole cadere.

 

“Tutto può distruggersi ad una velocità sconvolgente, tutto viene rimesso in discussione per una parola infelice, una decisione affrettata o un litigio. In pochi giorni, tutto il lavoro svolto con pazienza in anni e anni di lavoro può crollare. Il calcio talvolta mi fa pensare a un castello di carte così bello e così fragile”

 

Odori, colori e sapori, Garcia descrive la sua vita offrendo la tridimensionalità che soltanto una mente profonda può cogliere. Il suo primo ricordo legato al calcio è un profumo, quello dell’olio canforato che i giocatori si spalmavano prima delle partite. Da lì il calcio è diventato la sua vita, dalla carriera di calciatore finita troppo presto all’ascesa sul tetto di Francia con il Lille. Tutto nacque da un odore, a Roma fu un altro l’elemento sensoriale a dare vita alla sua esperienza: il colore dell’estate. “Cielo blu, sole e caldo” un quadro dalle tinte brillanti, che permette di allenarsi con piacere. Ma “sono gli uomini ovunque a fare la differenza” e nel ritiro estivo di Riscone conquista subito la fiducia del gruppo, prendendo posizione nei confronti dei tifosi che contestavano per il flop della stagione passata. Quella coesione ritrovata dopo tanta tensione ha un sapore, quello di una cena in baita organizzata da Francesco Totti in cui Garcia percepì di aver posto la base per uno spogliatoio unito.

 

“Ho un amor proprio che mi spinge a voler dimostrare ogni volta quello di cui sono capace. Sono anche un eterno insoddisfatto, al punto che non riesco a godere abbastanza del presente. Non posso accontentarmi di quello che ho: voglio sempre fare di meglio. E’ una ricerca incessante”

 

Migliorarsi e migliorare, è questa la direzione che Garcia punta alla fine del libro. La sana ambizione è il vento che spingerà lontano lui e la sua Roma.

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