Storie: Ali Adnan dalla Roma all’esercito iracheno segue le orme di Burak Karan

Di Fabiola Rieti

Guerra e calcio due mondi che hanno un solo punto di contatto: la sfida tra due avversari. Si usano per eccesso di zelo termini militareschi per definire la partita come fosse una battaglia armata da colpi di tacco e pallone, ma niente sembra unire le due realtà. Invece ci sono storie in cui la devastazione di un paese sventrato da bombe e combattimenti si avvicina improvvisamente al rettangolo verde. Calciatori combattenti in campo che diventano militari in patria, è il caso di due giocatori.

 

Burak Karan aveva 26 anni, era considerato uno dei giocatori più interessanti della Germania. Centrocampista difensivo giocava al fianco di altri “nuovi tedeschi” come Sami Khedira o Kevin-Prince Boateng. Era molto religioso e il suo allenatore nelle giovanili dell’Hannover, Marcus Olm, raccontava come la sua esigenza di pregare cinque volte al giorno lo portasse anche ad interrompere gli allenamenti pur di assolvere al suo dovere di musulmano praticante.
Il suo rapporto con la religione lo avvicinò ad un gruppo fondamentalista appartenente alla moschea di Wuppertal, questi rapporti portarono le autorità tedesche a sorvegliare i suoi movimenti. Era il 2008, aveva 20 anni e cominciò a maturare l’idea di lasciare la vita da calciatore per dedicarsi al “volere di Allah”.
Nel 2013 partì per la Siria per combattere come terrorista, raggiunto successivamente anche dalla famiglia. E’ rimasto ucciso in un raid dell’esercito siriano ad Azaz, localita’ al confine con la Turchia, che era il paese originario di Karan. La sua trasformazione è documentata in un video in cui compare armato di mitra inneggiare al jihad con la tipica barba dei salafiti. E’ l’ultimo ricordo che rimane di lui.

 

Ali Adnan, giocatore iracheno in forza al Rizespor in Turchia, cullava il sogno a 20 anni di vestire la maglia di un club europeo. Nei giorni scorsi era emerso il nome della Roma come possibile destinazione, con numerosi attestati di stima per la squadra della Capitale, provenienti dall’account Twitter del giocatore. Poi un improvviso dietro front, anziché godersi le vacanze dopo la stagione conclusa nel campionato turco, decide di tornare in patria per arruolarsi con l’esercito e contribuire ad arginare l’avanzata dei miliziani Jihadisti dell’Isis, che controllano il Nord del Paese. Per il momento Adnan ha messo da parte l’ambizione calcistica per immolarsi nel nome della sua patria.
Eroi del pallone che si trasformano in eroi di guerra, un viaggio senza ritorno in cui la devastazione può diventare triste inquilina della propria anima.



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